Presentato a Rimini il progetto guidato da CVA con Politecnico di Torino e IIT per sviluppare una tecnologia di accumulo nazionale, riciclabile e adatta a integrare le rinnovabili in rete.
CREALab è un nuovo progetto guidato da CVA per sviluppare in Italia una tecnologia di accumulo energetico di lunga durata, pensata per integrare meglio le rinnovabili in rete e nei sistemi industriali.
Di cosa si occupa CREALab
Il progetto si chiama Circular Renewable Energy Area Living Lab (CREALab), presentato presso “KEY – The energy transition expo” di Rimini venerdì 6 marzo 2026, ed è coordinato da CVA SpA, con la partecipazione di Podium Engineering, Torino Airport, aizoOn Consulting, Politecnico di Torino e Istituto Italiano di tecnologia.
L’obiettivo è studiare e sviluppare una tecnologia di accumulo innovativa, chiamata Novel‑BT, capace di immagazzinare energia per almeno sei ore, con taglia industriale e materiali riciclabili e rigenerabili.
Il progetto ha un costo complessivo di circa 10,3 milioni di euro, con un contributo ammesso di circa 7,48 milioni, finanziati in attuazione del decreto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica n. 386 del 17 novembre 2023.
Perché servono nuovi sistemi di accumulo
La crescita degli impianti da fonti rinnovabili non programmabili (solare, eolico) rende sempre più necessario disaccoppiare il momento in cui l’energia viene prodotta da quello in cui viene consumata, per garantire stabilità e flessibilità alle reti.
Oggi le batterie agli ioni di litio sono molto diffuse e efficienti, ma non sono la soluzione ideale per accumuli di lunga durata oltre le 4 ore; per sostenere davvero la penetrazione delle rinnovabili servono sistemi capaci di lavorare su scale plurigiornaliere o persino stagionali.
CREALab si inserisce proprio in questo “vuoto tecnologico”, puntando su una soluzione di accumulo nazionale, industriale e a basso impatto, con una filiera meno dipendente da fornitori esteri di materiali critici.
I due dimostratori: CVA e aeroporto di Torino
Un primo dimostratore (DEMO1) sarà realizzato presso CVA, che è uno dei principali produttori nazionali di energia da fonti rinnovabili e rappresenta un attore centrale per l’economia valdostana.
In questo sito il Novel‑BT non lavorerà da solo, ma sarà integrato con altri impianti di accumulo per creare un sistema ibrido (HESS) in grado di fornire diversi servizi di rete; il dimostratore potrà diventare un centro di competenza dove testare e validare nuove tecnologie di storage anche per soggetti esterni.
Il secondo dimostratore (DEMO2) sarà installato all’aeroporto di Torino, dove il sistema di accumulo entrerà nella smart grid aeroportuale per massimizzare l’autoconsumo di energia rinnovabile, in particolare da un impianto fotovoltaico a basso impatto elettromagnetico compatibile con i radar.

La presentazione di ‘CreaLAB’ alla ‘KEY – The Energy Transition Expo’ di Rimini
Modelli, simulatore e algoritmi
Il progetto prevede lo sviluppo di modelli per progettare sistemi di accumulo integrati, considerando diverse tecnologie e contesti di mercato, con l’obiettivo di minimizzare il costo livellato di accumulo (Levelized Cost of Storage, LCOS).
Un simulatore dedicherà particolare attenzione all’ibridizzazione delle tecnologie e alla scelta della taglia ottimale, a partire da un portafoglio eterogeneo di impianti da fonti rinnovabili.
Parallelamente saranno sviluppati algoritmi di gestione, basati su simulatori dinamici, per ottimizzare il funzionamento in condizioni variabili, pianificare nel tempo il dimensionamento degli impianti e gestire il dispacciamento di sistemi di produzione e accumulo, tenendo conto di scenari normativi, ambientali e di business differenti.
Impatto per la Valle d’Aosta e transizione energetica
Per la Valle d’Aosta, dove CVA rappresenta un attore strategico nella produzione di energia pulita, CREALab rafforza il ruolo del territorio come laboratorio nazionale sulle rinnovabili e sullo storage avanzato.
L’uso di materiali riciclabili e rigenerabili e la costruzione di una filiera nazionale mirano a coniugare decarbonizzazione, sicurezza delle reti e riduzione della dipendenza da materie prime critiche estere.
I risultati del progetto possono avere ricadute sia sui grandi sistemi elettrici sia su contesti industriali chiusi, aprendo la strada a nuove applicazioni, inclusa la gestione più efficiente di infrastrutture elettriche che in futuro potranno alimentare anche la mobilità, compresa quella aeroportuale e, indirettamente, i sistemi di ricarica per veicoli elettrici.








