Seconda tappa del tour dell’Osservatorio ANFIA–Camera di commercio di Torino: il distretto lombardo fa i conti con calo di fatturato, concorrenza cinese e norme europee, ma aumenta gli investimenti in R&S e punta su elettrificazione e nuovi servizi per la mobilità.
La seconda tappa del roadshow dell’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana e sui servizi per la mobilità 2025 di ANFIA e Camera di commercio di Torino, ospitata a Brescia nella giornata di martedì 17 marzo 2026, ha messo al centro la capacità della filiera italiana di restare competitiva nella transizione verso l’auto elettrica.
Che cos’è l’Osservatorio e perché conta per l’elettrico
L’Osservatorio ANFIA–Camera di commercio di Torino analizza ogni anno numeri e strategie della componentistica automotive: oltre 2.100 imprese in Italia, tra produttori di componenti, integratori di sistemi, fornitori di servizi per la mobilità, aziende dell’infomobilità, dell’ingegneria e imprese specializzate nella mobilità elettrica.
Nel 2024 questo universo (2.134 aziende) ha dato lavoro a circa 168.000 addetti (‑0,7% sul 2023), con un fatturato di 55,5 miliardi di euro (‑6%): una filiera solida ma sotto pressione, che deve investire in elettrificazione e digitale mentre affronta costi elevati e concorrenza globale, soprattutto cinese.
Il ruolo di Brescia e del distretto lombardo
Il roadshow, dopo Torino e Bologna, è arrivato nella sala conferenze di Confindustria Brescia per un confronto “territorio per territorio” su transizione energetica, nuove tecnologie e impatto sulla componentistica.
La Lombardia è il secondo polo italiano del settore dopo il Piemonte: 576 imprese (27% del totale nazionale), quasi 48.000 addetti (28,5% dell’occupazione del comparto) e un fatturato stimato di 18,3 miliardi nel 2024, in calo del 5,6% dopo anni di crescita, leggermente meglio della media italiana (‑6%).
Le flessioni più marcate hanno colpito modulisti e integratori di sistemi (‑14,6%), subfornitori delle lavorazioni (‑9,4%) e specialisti (‑4,2%), mentre crescono motorsport (+4%), aftermarket (+1,2%) e soprattutto engineering & design (+8,1%), ambiti chiave per progetti legati a elettrificazione e nuove piattaforme.

L’intervento di Mario Gnutti della ‘GnuttiCarlo’ all’incontro di Brescia di ANFIA e Camera di commercio di Torino
Investimenti, innovazione e transizione EV
Nonostante il rallentamento, il distretto lombardo conferma una forte propensione all’innovazione: il 67% delle imprese investe in ricerca e sviluppo e impiega personale dedicato; tra 2022 e 2024 il 58% ha introdotto nuove soluzioni di prodotto e il 70,5% ha innovato i processi.
Per molte aziende della filiera la risposta alla transizione verso l’auto elettrica passa proprio da qui: diversificare prodotti e mercati, sviluppare competenze su batterie, elettronica di potenza, sistemi di ricarica e servizi per la mobilità, spesso anche attraverso acquisizioni e riposizionamento industriale.
Cosa chiedono le imprese: politiche industriali “pro EV” ma realistiche
Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia, ha sottolineato come l’incertezza normativa europea sulla traiettoria della transizione energetica stia frenando i nuovi progetti dei costruttori, con effetti diretti sui fatturati della componentistica: meno investimenti significa meno innovazione e più rischio di perdere terreno.
A questa incertezza si aggiungono costi di lavoro, energia e burocrazia che rendono difficile riconvertire le aziende automotive verso altri settori: per la maggior parte delle imprese la vera sfida non è «uscire dall’auto», ma restare competitive dentro una filiera che cambia tecnologia.
Roberto Saccone, presidente della Camera di commercio di Brescia, ha parlato della necessità di «riconquistare la leadership» attraverso investimenti, innovazione e capacità di fare sistema, affiancando alle scelte delle singole imprese politiche pubbliche in grado di orientare il quadro regolatorio europeo.

La conclusione dell’incontro da parte di Marco Stella, presidente del Gruppo componenti ANFIA e CEO di ‘DTS’
Industrial accelerator act e difesa del “made in Europe”
Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti ANFIA, ha richiamato la crescente pressione dei player cinesi e le nuove tensioni sugli scambi internazionali, evidenziando la necessità che l’Europa non subisca passivamente queste dinamiche ma si doti di strumenti industriali adeguati.
In questa direzione va il nuovo Industrial accelerator act, che introduce criteri di contenuto locale per l’accesso dei veicoli prodotti in Europa a incentivi, appalti e flotte: una prima mossa per premiare chi progetta e produce in Europa anche i nuovi veicoli elettrici e ibridi.
ANFIA continuerà a lavorare con le istituzioni perché il provvedimento venga migliorato e contribuisca concretamente alla resilienza dell’industria della componentistica, che è il cuore tecnologico anche delle future piattaforme EV.
EV come occasione (se la filiera regge)
Nel dibattito, manager di aziende bresciane della componentistica (Gnutti Carlo, DTS Group, Raffmetal, Ghial) hanno sottolineato come molte imprese stiano già reagendo puntando su materiali leggeri, elettronica, sistemi per powertrain elettrici e ibridi, servizi connessi.
L’elettrificazione non viene letta solo come una minaccia per chi lavora su motori e trasmissioni tradizionali, ma anche come un’opportunità per chi saprà riconvertire competenze e impianti verso nuovi prodotti, dalla fusione di alluminio per piattaforme EV alla progettazione di componenti per batterie e inverter.
Il messaggio di Brescia è che la transizione verso l’auto elettrica non è più un’ipotesi ma il terreno concreto su cui si gioca la competitività della filiera italiana: senza una strategia industriale chiara, investimenti in R&S e collaborazione tra imprese e istituzioni, il rischio è che il valore aggiunto della nuova mobilità finisca altrove.









